Ecco la falena gigante d'Europa

 

 La falena Saturnia pyri posata in modo mimetico su una superficie mineralizzata di legno

 Capita in campagna di aprire la porta della legnaia e imbattersi in una presenza inaspettata e rara: come una grande, grandissima falena. Le falene evocano misteri notturni e ci appaiono elusive in confronto con le solari evoluzioni delle farfalle. Eppure, fanno parte dello stesso ordine d’insetti i Lepidotteri, dal greco che significa "ali squamose". Le falene non si mostrano così presenti nel nostro quotidiano forse perché oltre alle generali abitudini notturne sono di forme dimensioni e colori molto variabili, eppure oggi sono assai più numerose delle farfalle essendo infatti pari al 95% delle varietà complessive dei lepidotteri (165.000). Per esempio, le tarme dei vestiti, delle pellicce e dei tappeti, il baco da seta, la processionaria, sono falene.

 Hanno origini molto antiche e si sono evolute molto prima della comparsa dei fiori. Le falene primitive risalgono a circa 300 milioni di anni fa quando la Pangea (l’unico continente emerso del pianeta) si è spezzata e la Laurasia si è separata verso nord dalla Gondwana. Tutto ciò le rende molto più antiche delle farfalle diurne, le quali discendono si dagli antenati delle falene erbivore notturne, ma apparse circa 101,4 milioni di anni fa, a metà del Cretaceo, quindi contemporanee ai dinosauri.

 

 La condizione della terra emersa al tempo al tempo delle falene ancestrali

Le falene primitive erano probabilmente detritivore, mangiatrici soprattutto di cortecce, di spore e fango. L’apparato buccale degli adulti si è spesso atrofizzato in un abbozzo di spirotromba per suggere o, a volte, si è dotato di alcune primitive mandibole come quelle delle larve, che tuttavia non servono alla masticazione. In pratica, non possono più nutrirsi una volta emerse dall’involucro pupale, ma dopo che hanno sfarfallato sono già sessualmente maturi. La loro vita da adulti, quindi, sarà brevissima (poche ore o pochi giorni), il tempo necessario per assicurare la riproduzione e la continuità della specie.

È possibile identificare questa varietà perché sulle ali ha delle decorazioni a forma di occhi di pavone (o di anelli di Saturno) sviluppate per disorientare il predatore e allontanarne i possibili attacchi dalle parti vitali.

  

 Particolare delle ali squamate con i falsi occhi (ocelli)

È una saturnia del pero o pavonia maggiore (Saturnia pyri (Denis & Schiffermüller, 1775) un lepidottero della famiglia Saturniidae, diffuso anticamente nella Laurasia. Esattamente la stessa area geografica occupata in origine dal pero selvatico, le cui foglie sono la fonte principale di nutrimento durante lo stadio di bruco.

 

 Tavola botanica che illustra i caratteri del pero selvatico

È tra le più grandi falene europee. La femmina raggiunge un'apertura alare tra i 150–160 mm.  E l’esemplare fotografato è proprio una femmina riconoscibile, sia dall’enorme addome, sia dalle antenne che sono filiformi a differenza del maschio che le ha pettinate (o piumate) più adatte a riconoscere gli stimoli olfattivi e captare a grande distanza (oltre 2 o 3 Km.)  i segnali sessuali lanciati dalla femmina attraverso nuvole di feromoni.

 

  

 Particolare delle antenne dell'esemplare femmina

   Poche ore dopo l'accoppiamento, la femmina depone le uova ed esaurite le ultime energie, muore.

  Il grande ventre della femmina che contiene l'apparato riproduttivo.

 La fitta peluria fornirsce una adeguata termoregolazione.

 Nella legnania c'è già  la nuova generazione rappresentata da un bozzolo che custodisce  la pupa.

 

 Il bozzolo di saturnia del pero o pavonia maggiore

Il bruco costruisce il bozzolo in estate e la farfalla adulta emerge dopo la metamorfosi l'anno successivo, tra la fine di aprile e l'inizio di giugno. Il bozzolo protegge la pupa, regolando la temperatura e l'umidità. La forma del bozzolo dei saturnidi è piriforme con uno spiracolo (varco) posto al vertice dello stesso, è formato da fibre rivolte verso l' esterno.  In questo modo non può entrare nulla dall'esterno, ma da esso il lepidottero può uscire senza difficoltà. Quando l'adulto sfarfalla, allarga questo spiracolo secernendo una sostanza che ammorbidisce le fibre, quanto basta per far passare il suo corpo.

  La presenza di un vecchio pero nel giardino, appartenente ad una varietà autoctona, favorisce evidentemente la presenza di questa stupenda falena gigante. Purtroppo la popolazione di queste particolari falene, sia in Italia, sia in Europa, è diminuita drasticamente negli ultimi decenni a causa di molti fattori, soprattutto per l’alterazione e riduzione dell’ambiente naturale.

 S. Nastasi '26

 

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